Al pari di un’ombra scura,

io fui a celarne luce,

quanto di udito stanco

presi a camminar precoce,

e di un passar lontano

già mi allungò la mano.

Ei paventò al mio viso,

certo di un tremendo fato,

poi io invocai di getto,

chi mi ascoltò sovrano,

giunto al mio seco vago,

tu che ponesti imago,

niente dicesti invano,

ed io ti ascoltai salvato,

oltre alla coltre scura,

qual sorte è mai sicura,

giaci supino e scarno,

senza una fede accanto,

resta e non dar di spalle,

con quel tuo gentil sottile,

tenero e bel dolce manto,

nero ma di chiara speme,

preme di quell’ulivo,

luce di falce alata,

non mi lasciar nell’aria,

polvere mai posata.

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