E’ una rilettura in chiave soft-jazz di alcuni successi del festival di Sanremo. Nel progetto discografico di Bruno Santori la musica pop concepita per un’orchestra viene contaminata dallo swing e dal blues di un quartetto. L’album si intitola Jazz&Remo il Festival e comprende undici cover sulla cui frase melodica originale si innestano ricami da jam session. Prodotto da Zenart e da Santori, arrangiatore, compositore, già direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, edito da Solomusicaitaliana (etichetta di Radio Italia) e distribuito da Sony Music, il disco vede la partecipazione dello stesso maestro al pianoforte, di Fabio Crespiatico al basso elettrico, Stefano Bertoli alla batteria, Giulia Pugliese come voce solista, il suo Quartet.

<<I primi quattro mesi di lavoro li ho passati modificando le strutture armoniche e ritmiche dei brani cercando di non perdere l’originalità della canzone stessa, rispettandone la linea melodica e la riconoscibilità – spiega Santori, che del Festival è stato direttore musicale nell’edizione del 2009 condotta da Paolo Bonolis – e questo ha permesso che amanti di generi diversi potessero apprezzare la commistione che è il fondamento di questo progetto e del mio modo di essere musicista: il disco nasce dalla volontà di far incontrare parte della mia storia musicale, il Festival della canzone Italiana, con il jazz>>.

Di quali canzoni si tratta? Dell’intensità, sentimentale E non finisce mica il cielo di Ivano Fossati, interpretata da Mia Martini nel 1982, di Quello che le donne non dicono, un classico di Fiorella Mannoia, presentato nell’edizione del 1987, composto  da Ruggeri e Schivone, di E poi, il brano con il quale debuttò Giorgia all’Ariston nel festival del 1994. Ma ci sono anche Cambiare, l’emozionante brano di Alex Baroni che fu premiato nel 1997 nella sezione Nuove Proposte, l’intimistica Ancora uscita dal genio musicale di Eduardo De Crescenzo che risale al 1981, Adesso tu, con il quale un giovanissimo Eros Ramazzotti vinse la manifestazione canora del 1986, la bellissima Luce di Elisa (con musiche di Zucchero) del 2001, Vacanze romane, un cult dei Mattia Bazar, del 1983, e tre pietre miliari di Sanremo, Il cuore è uno zingaro, scritta da Mattone e Migliacci per Nicola Di Bari e Nada nel 1971, la mitica Volare, il capolavoro di Domenico Modugno (la cantò con Johnny Dorelli) del 1958 e Le mille bolle blu, di Pallavicini e Rossi, resa celebre da Mina nel 1961.

Tutti evergreen dal difficile trattamento, soprattutto se spogliate dalle voci e dalle interpretazioni che le hanno portate al successo e per le quali sono riconosciute dal pubblico. Operazione severa e tagliente, quella di trasfigurarle con pennellate, più o meno dense, di blues, lounge e soul.

Il Cd, che è il secondo del progetto, risulta azzeccassimo in alcune canzoni, come Ancora Luce, due pezzi che un’impronta jazz ce l’hanno già nel loro Dna e forse si prestano meglio delle altre alla trasformazione. Per il resto rimante un pur piacevole esperimento di fusion, tra l’ardito e il raffinato, che si apre scopertamente ai gusti musicali di chi ascolta. Senza mai perdere, però, il fascino della buona musica.

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